Gambara, in un libro i primi 100 anni di calcio granata

Cento anni sono tanti. Tantissimi. Soprattutto se parliamo di una piccola e grandissima squadra di calcio, il Gambara Calcio, nato nel 1919, all’indomani della fine della prima guerra mondiale.

Cento anni che hanno visto un’altra terribile guerra, una dittatura, la fatica dei campi, la crisi economica degli anni Trenta, la ripresa dei Cinquanta.

Cento anni in cui sono radicalmente cambiate le persone, le epoche, le tendenze, gli interessi. Un secolo durante il quale il Gambara Calcio è stato un punto fermo per tutta la comunità.

Sono passati tanti anni ma ancora stringe il cuore guardare le immagini di tripudio mentre nel 1972 si porta in giro per il paese la Coppa Brescia. Sembra ieri.

Per celebrare questi cento anni Ferruccio Mor si è messo a caccia di ricordi. E documenti.

Tanti documenti. Fotografie, formazioni, risultati, campionati. Che poi ha raccolto nel libro “100 anni di calcio granata” che ripercorre la storia di una passione che ha unito tutto il paese e che è stato pubblicato grazie al contributo di Cassa Padana.

Alla presentazione del libro
Alla presentazione del libro

Questo libro è molto più di una raccolta di risultati sportivi. E’ piuttosto una cavalcata nei decenni trascorsi, nutriti di sogni e memorie e dolori.

Ecco la prima squadra, anno di grazia 1919, nome La Rinascente. Prima foto nel 1929. Sono loro che si allenano nel campetto con la palla fatta di stracci. Non proprio rotonda, anzi. I ragazzi la chiamavano “al gos de pì”, il gozzo del tacchino.

Si galoppa fra immagini e parole: dai primi campionati del 1928 a Montichiari, alle amichevoli che, gioco forza, il Gambara deve giocare con i tedeschi della Wehrmacht nel 1944, quando l’Italia era divisa in due e i partigiani combattevano a pochi chilometri dalla bassa: a sud in Appennino, a nord sul Montirone.

Il grande cuore granata!
Il grande cuore granata!

Fantastica è la telecronaca minuto per minuto della finalissima contro il Leno, giocata nel campo neutro a Bagnolo Mella, proprio per la mitica Coppa Brescia. Era il 14 giugno 1972, la serata era fresca con qualche avvisaglia di temporale. La partita finisce in un sofferto 3 a 2. E il Gambara vince. E’ il tripudio. La follia. La corsa per le strade del paese. Il cuore che batte. I ragazzi che si abbracciano. Le mogli e le fidanzate in lacrime pure loro.

Curiosità e aneddoti in questo libro ce ne sono tanti. Ma quello che colpisce di più è un cognome, Ferrari, che ricorre in mille formazioni e per tutto il secolo. C’è Giovanni Ferrari, detto Nanù, morto in Russia nel 1942. Suo figlio Carlo che raccoglie il testimone. Eppoi, venendo avanti con gli anni, ci sono Nicola con il figlio Mattia, Francesco con Giacomo, il dirigente Giuan e ovviamente Armando, sempre a disposizione per tutti.

L’appendice riporta tutti i risultati delle partite disputate dal 1927 (6 goal contro l’Asolana, per inciso), fino ai giorni nostri.