“Un’autonomia preziosa in una banca sana ed efficiente”: riflessioni sul 2019 e obiettivi per il 2020

A un anno dall’entrata operativa nel Gruppo Cassa Centrale Banca, Cassa Padana continua il processo virtuoso di riorganizzazione interna e sul territorio. Il 2019 si è chiuso con il segno più su prestiti, raccolta e risparmio gestito. E nel 2020 diverrà realtà l’impresa sociale cui sarà affidato il lavoro di mutualità sul territorio. Ne parliamo con ildirettore generale di Cassa Padana, Andrea Lusenti.

“Sarà un altro anno di duro lavoro il 2020 – spiega Lusenti – Per la riorganizzazione della macchina interna e la geografia delle filiali sul territorio, per la necessità di dare un’ulteriore spinta per migliorare la marginalità dei ricavi e i servizi di consulenza ai clienti, per riscrivere il supporto che diamo e continueremo a dare al territorio. Cassa Padana si affaccia al nuovo anno con il segno più sui prestiti, sulla raccolta e sul risparmio gestito”.

La direzione e tutti i colleghi di Cassa Padana negli ultimi anni non hanno avuto un compito facile. Hanno dovuto affrontare una crisi economica non grave come quella del 2008, ma che comunque frena in tutta Europa la ripresa. Nel corso nel 2019 perfino la Germania si è fermata e un prodotto interno lordo troppo fiacco ha convinto la Bce a mantenere tassi stabili e negativi che non aiutano ad aumentare la redditività delle banche minandone alle basi anche il patrimonio. E hanno dovuto gestire la complessa transizione che ha portato a regime la legge del 2016 sulla riforma del credito cooperativo e all’entrata effettiva di Cassa Padana nel Gruppo Cassa Centrale avvenuta nel gennaio 2019.

A questo proposito, il 2019 è stato un anno di rodaggio? Cosa è cambiato?
“Direi molto poco. Ma per prima cosa vorrei esprimere la gratitudine della direzione nei confronti di tutta la banca. Quello che abbiamo svolto è stato un lavoro collegiale. Senza lo spirito di servizio e la dedizione alla banca di ogni collega, sarebbe stato molto più difficile. Detto questo, nel corso del 2019 abbiamo affrontato un aspetto di formalizzazione all’adesione al gruppo, con un necessario allineamento e coordinamento sulla capogruppo e la conseguente acquisizione della normativa interna. Siamo passati anche al nuovo sistema informativo. Nel complesso, però, poco è cambiato per la clientela. Cassa Padana mantiene la propria autonomia e rimane coerente alla sua storia. Cassa Centrale Banca dà gli obiettivi e gli indirizzi di comportamento, ma poi nell’operatività di tutti i giorni, sta a noi scegliere come raggiungerli”.

Quanto influisce la vigilanza europea?
“Parecchio. Molte delle indicazioni che ci giungono da Trento sono proprio determinate dalle decisioni della vigilanza europea e riguardano tutto il sistema bancario italiano. L’obiettivo è quello di poter garantire un sistema bancario solido in cui i risparmiatori siano protetti”.

Fra gli obiettivi c’è anche la riduzione progressiva degli Npl, i crediti non esigibili.
“Esatto. Cassa Padana ha fatto un gran lavoro in questo ambito. A fine 2019 li abbiamo abbassati al 10%. Erano il 24% di tutti gli impieghi nel 2017. L’obiettivo ora è quello di portarli al 6% entro il 2022. La strada è in discesa.”

Come vede il 2020 nel suo complesso?
“Di fondo, avremmo bisogno di una ripresa economica vera. I tassi bassi possono funzionare per alcuni clienti e per le aziende. Ma per fare un salto di qualità bisognerebbe avere concrete prospettive di crescita, quelle stesse che oggi sono ancora troppo deboli. La capacità di creare valore e reddito ha bisogno di fiducia, spinta allo sviluppo, stabilità. In questo contesto anche il sistema bancario è sempre più in difficoltà a generare redditività, e quindi, di conseguenza, a sostenere adeguatamente il territorio”

Come saranno i prossimi anni per Cassa Padana?
“Questo mese di gennaio debutta la nuova organizzazione interna che vedrà una maggiore responsabilizzazione dei colleghi rispetto a un proprio portafoglio di clienti. Ogni azienda, piccola o grande, e ogni famiglia o singola persona, avranno come riferimento un collega o una collega che saprà seguirli passo dopo passo in tutte le loro esigenze.

Questa organizzazione ha due obiettivi. Da una parte valorizzare la cura di ogni cliente, perché siamo convinti che alla base di un buon modo di fare banca ci sia proprio la relazione con ogni persona, famiglia e azienda. Dall’altra servirà a far crescere la professionalità di ogni collega.

Daremo poi ulteriore slancio ai servizi di consulenza che costituiscono il futuro dell’attività bancaria. Il nostro personale è pronto e preparato a questo genere di lavoro. Negli ultimi due anni l’organico si è snellito di una settantina di dipendenti e ciò ci ha permesso, nel 2019, di assumere 6 giovani. Per quanto riguarda le filiali sul territorio, stiamo lavorando a qualche riposizionamento e vorremmo portare a regime e incentivare le aree delle province di Parma e Mantova. Così come nelle aree del Veronese non presidiate da altre banche di credito cooperativo che fanno parte del Gruppo Cassa Centrale.

Il territorio? Cassa Padana sarà in grado di sostenerlo con progetti sociali così come ha fatto fino a ora?
“Il contesto in cui lavoriamo oggi, così fortemente regolamentato, ci pone vincoli che anni fa non esistevano. Ma se saremo sempre una banca sana, potremo continuare a lavorare come abbiamo sempre fatto, sia pur con qualche limitazione in più e modalità diverse.

Intanto due buone notizie su questo fronte. La fine del 2019 ha portato a maturazione due nuovi progetti. Abbiamo trovato un accordo con il Comune di Leno e l’azienda Cobo, sempre di Leno, per aprire a settembre 2020 un nuovo asilo nido nei locali che ospitavano la Casa delle imprese. Cassa Padana darà in comodato d’uso il piano terra e una cooperativa si occuperà della gestione del nido. Dieci posti saranno riservati ai figli dei dipendenti di Cassa Padana.

Il secondo progetto è ancora più ambizioso. Lo scorso dicembre il consiglio di amministrazione ha deliberato la costituzione di un’impresa sociale. Come partner al momento abbiamo l’Immobiliare bresciana e le Acli, ma l’adesione è aperta anche a soggetti privati. Sarà questa impresa sociale a occuparsi dei tanti progetti attivi che abbiamo e che avremo sul territorio.

L’impresa sociale può infatti costituire un nuovo seme di mutualità e di economia sociale, che non si pone in antitesi o antagonismo all’evoluzione del credito, ma che, utilizzando nuovi strumenti, potrà consentirci di rilanciare quella funzione di promozione di economia abitante e generativa che le banche cooperative seppero svolgere nello scorso secolo. È chiaro che la mutualità cambierà. E forse è necessario perché negli ultimi anni “il gratis” verso la base sociale e il territorio ha introdotto una forma distorta di mutualità, priva di co-responsabilità e reciprocità. In un’impresa sociale invece non si può prescindere dal fatto che le attività vengano svolte secondo una modalità imprenditoriale e di sostenibilità economica”.