Pos obbligatorio: non dimenticare di metterti in regola

La Legge di bilancio 2018 non ammette dubbi: sembra che questa volta davvero ci siamo e il Pos diventa  obbligatorio per la maggior parte delle transazioni, pena una multa di 30 euro per ogni pagamento non effettuato superiore ai 5 euro.

Diciamo sembra perché sono almeno cinque anni che il Governo e le associazioni di categoria sono protagoniste di un vero e proprio tira e molla sull’obbligatorietà di dotarsi di strumenti per il pagamento elettronico.

In un Paese come l’Italia, perennemente attaccato al proprio cellulare con una passione per l’oggetto in questione che non ha eguali in Europa, infatti, c‘è ancora chi di fronte ai pagamenti elettronici storce il naso.

Per la pizza si paga cash. Al supermercato si paga cash. Ma si pagano spesso in contanti anche l’artigiano e il commerciante. E quando si nota quel cartello “Non si accettano Carte di credito o bancomat”, nella maggior parte dei casi non si protesta e ci si arrangia.

Le associazioni di categoria spesso protestano contro l’obbligatorietà denunciando costi troppo alti di gestione.

Ma in un recente convegno (e in un comunicato stampa), il Ministero per lo sviluppo economico ha fornito alcuni dati:  i costi fissi che un esercizio commerciale o un professionista sostiene per dotarsi di un POS variano da un minimo di 25-60 euro l’anno ad un massimo di 120-180 euro a seconda della tipologia delle apparecchiature prescelte.

I costi variabili sono, invece, legati al numero e all’ammontare delle transazioni effettuate dalla clientela e dipendono dal tipo di circuito utilizzato.

L’utilizzo dei POS consente peraltro di ridurre l’impatto dei costi legati all’utilizzo del denaro contante, che sono complessivamente stimati intorno al 1-1,5% rispetto all’entità delle transazioni.

Spesso le due componenti di costo (fissa e variabile) sono fra loro collegate: a costi fissi più alti possono essere associati costi variabili più bassi (e viceversa).

Il pagamento elettronico protegge il consumatore, ma anche i venditori: tutela dalle frodi, assegni scoperti o banconote false; riduce la giacenza di contante in cassa ed il conseguente rischio di rapina; diminuisce la frequenza dei versamenti in banca; prevede l’accredito diretto in conto corrente; azzera il rischio di commettere errori nella gestione del contante; permette di incassare qualsiasi importo; facilita la rendicontazione mensile dei flussi ricevuti; non si perdi il cliente che vuole acquistare ma non ha contante.

La proposta di Cassa Padana è triplice a seconda delle necessità. Basta entrare in filiale e fare richiesta di Pos.

Chiedi in filiale e dotati di un nuovo Pos
Chiedi in filiale e dotati di un nuovo Pos

Secondo dati del 2016 in Italia il numero dei terminali Pos ha superato quota 2 milioni. Un numero superiore a molti altri Paese dell’area euro. Ma nonostante la diffusione  sia notevolmente aumentata (quasi 235mila apparecchi nel giro di un anno), in Italia l’utilizzo medio resta ancora limitato.

Dai dati dell’ultima relazione annuale della Banca d’Italia, emerge che le “strisciate” – ma i  numeri non prendono in considerazione le carte contacless sempre più diffuse –  sono state poco più di 1.200 per terminale. Lontani anni luce da Paesi Bassi (16.062) , Irlanda (9.734) ed Estonia (8.128), i primi tre Stati di questa specifica graduatoria. Peggio dell’Italia fa solo la Grecia (663 operazioni per Pos), che però ha solo 219mila terminali sul suo territorio.