8 marzo, memorie di donne che la Storia aveva dimenticato

A cura di Gabriella Gotti, Istituto Alcide Cervi, Gattatico (Reggio Emilia)

C’è una casetta alpina dove siamo noi partigiani
Con coraggio combattiamo per l’Italia dell’indomani
E il mitra par che dica allor scacciamo tutti i traditor
Nazisti e fascisti lor che ci han traditi nell’onor;
Tutti abbiamo una casa familiare che è pur lontana
Dove attende e prega ancor la nostra mamma che tanto amiamo
Ma qui sulle montagne stiam e con valore combattiam
Senza voler comodità ma per la sola libertà … …

Questi versi furono scritti da Livio Cicalè e Guido Biagiotti, giovani partigiani maceratesi catturati ed uccisi dai fascisti il 17 aprile 1944, sulle note di un brano, abbastanza in voga a quei tempi, che si chiamava Chiesetta alpina.

Nell’inverno 1943-1944, il primo della Resistenza italiana, questa canzone fu fatta propria dal Gruppo 201 Volante, della V Brigata Garibaldi Marche, unico gruppo partigiano ad avere il suo inno.

A raccontare questo episodio della Resistenza marchigiana, più precisamente del territorio maceratese, è la staffetta “Stella Rossa”, ovvero Nunzia, che all’epoca dei fatti era poco più che una ragazzina.

I suoi 14 anni però erano stati sufficienti per comprendere quello che stava succedendo intorno a lei in quell’autunno del 1943, tanto da seguire suo padre Giovanni in montagna e mettersi a disposizione per portare messaggi e perfino trasportare armi nella valle del Chienti, a ridosso dei Monti Sibillini.

La storia di Mirella, invece, è molto diversa. Anche lei nel 1943 era poco più che adolescente e viveva con la famiglia a La Spezia. Suo padre e suo fratello avevano fatto la loro scelta partigiana, mentre a Mirella e a sua mamma non restava che aspettare la fine di quella tragedia chiamata guerra.

Il 2 luglio 1944 le SS bussano in cerca del fratello ma, non trovandolo in casa, portano via le due donne: “Che io e mia madre non avessimo partecipato attivamente alla Resistenza partigiana non aveva nessuna importanza: per il nazismo bastava che in famiglia uno solo li combattesse perché tutti gli altri componenti della famiglia fossero colpevoli”.

Mirella viene deportata nel campo di concentramento di Ravensbrück, per sole donne. Dall’ottobre 1944 all’aprile del 1945 lavorerà nella fabbrica Siemens dove le donne, dotate di mani piccole e grande cura, dovevano equilibrare la spirale dei manometri prodotti nello stabilimento all’interno del lager per l’industria aeronautica. Di vitale importanza per Mirella sarà la costanze vicinanza di sua madre e l’amicizia con altre ragazze italiane.

Nunzia e Mirella, ma anche Lidia, Wanda, Francesca Laura, Liliana ed Agape, … sono solo alcuni di quei 70 nomi, di quelle 70 storie di donne a cui si sta dedicando il portale multimediale Memorieincammino.it, progetto di raccolta e divulgazione digitale di fonti storiche inerenti al periodo 1922-1945, ideato dall’Istituto Alcide Cervi in collaborazione con Cassa Padana.

Memorieincammino.it celebra questo 8 marzo, Giornata internazionale della donna, rendendo omaggio alla storia delle donne durante la Seconda Guerra Mondiale e al loro contributo nella lotta di Liberazione: partigiane, patriote, cittadine, giovani che hanno attraversato quegli anni cruciali da protagoniste attive, da testimoni preziose, da voci memoriali oggi sempre più incisive.

La raccolta, che andrà online nei prossimi giorni, ha portato alla luce voci femminili già note, ma anche inedite: donne che hanno vissuto la guerra, ne sono state testimoni, che hanno preso parte alla Resistenza, e che a seguito di questi eventi e grazie alla loro partecipazione hanno avuto modo di affermare la propria presenza e più in generale quella femminile nella vita sociale, politica ed istituzionale del dopoguerra.