04 ottobre 2023
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Il futuro è nell'educazione finanziaria

Cassa Padana da sempre è sensibile su questo tema. E da molti anni va nelle scuole di ogni ordine e grado a parlare di educazione finanziaria, proprio per lavorare sul gap di conoscenza che vede il nostro paese piuttosto arretrato.

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Con ottobre è arrivato, per il sesto anno, il Mese dell’Educazione Finanziaria promosso dal Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria (Comitato EDUFIN).

Il Mese porterà in tutta Italia eventi e iniziative dirette a promuovere lo sviluppo e l’apprendimento delle conoscenze e competenze finanziarie, assicurative e previdenziali. Un programma che prevede seminari, lezioni, webinar, giochi, laboratori didattici e spettacoli gratuiti, in presenza e online, sul tema della gestione e programmazione delle risorse finanziarie personali e familiari.

Cassa Padana da sempre è sensibile su questo tema. E da molti anni va nelle scuole di ogni ordine e grado a parlare di educazione finanziaria, proprio per lavorare sul gap di conoscenza che vede il nostro paese piuttosto arretrato.

I percorsi di educazione finanziaria avviati da Cassa Padana sono volti anche a varie forme di aggregazioni sociali, dalle onlus alle associazioni e fondazioni con l'aiuto e la conoscenza del crowdfunding (qui si inserisce il progetto because) e della progettazione sociale. Gli interventi sono anche sostenuti attraverso contributi con obiettivi strutturati.

Va ricordato, infatti, che per educazione finanziaria si intende la complessiva capacità degli individui di compiere scelte consapevoli di natura finanziaria in autonomia o supportati da professionisti del settore, non certo a speculare sui mercati finanziari o con strumenti non regolamentati, come le criptovalute, o per arricchirsi velocemente.

Secondo l'ultima indagine firmata da Banca d'Italia, uscita la scorsa estate, infatti, sebbene migliori, seppur di poco, l’educazione finanziaria degli italiani, il livello raggiunto non mette ancora i cittadini  al riparo da scelte sbagliate, costi eccessivi e truffe.

E' dal 2017 che la Banca d’Italia svolge con cadenza triennale un’indagine campionaria sull’alfabetizzazione finanziaria degli adulti in Italia (IACOFI), secondo la metodologia armonizzata sviluppata dall’International Network on Financial Education (INFE) dell’OCSE e applicata in analoghe indagini contemporaneamente in circa 30 paesi.

L’indagine 2023 conferma il basso livello di conoscenze, competenze e abilità degli adulti italiani nel gestire il denaro, anche se si registrano segnali positivi: in una scala da 0 a 20 nel 2023 il punteggio medio è aumentato al 10,6 dal 10,2 del 2020. Nel dettaglio, sono migliorati i comportamenti, al 4,6 dal 4,2 in una scala da 0 a 9; e dagli atteggiamenti in campo finanziario, passati al 2,3 dal 2,0 in una scala da 0 a 4.

I comportamenti (ossia la gestione delle risorse nel medio/lungo termine) e gli atteggiamenti (l’orientamento e l’accortezza nel risparmio) sono fondamentali secondo gli esperti per comprendere la capacità degli individui di applicare nella vita quotidiana le nozioni finanziarie di base.

Questi fattori sono particolarmente importanti per la resilienza rispetto alle difficoltà, per il benessere finanziario e per la partecipazione ai mercati finanziari.

 I risultati dell’indagine della Banca d’Italia sui tre concetti chiave che rappresentano i pilastri della conoscenza in materia di educazione finanziaria ossia l’inflazione, il tasso di interesse semplice e composto e la diversificazione del rischio, è rimasto sostanzialmente stazionario rispetto al 2020 (da 3,9 a 3,7, su una scala da 0 a 7).

Migliora la comprensione dell’inflazione e delle sue conseguenze per la gestione del denaro, complice l’impennata dei prezzi al consumo dell’ultimo biennio, che ha visto intervenire con un’intensa attività di informazione, sensibilizzazione ed educazione finanziaria: dalla Banca d’Italia stessa al Comitato nazionale per l’educazione finanziaria, alla Consob a molti altri soggetti pubblici e privati.

Insomma, c'è tanta strada ancora da fare perché questo è un risultato in chiaro scuro.

Positivo perché il livello di alfabetizzazione degli italiani seppur di poco migliora, su spinta dell’esperienza pratica quotidiana e della crisi in corso, ma negativo per ciò che riguarda le competenze in finanza digitale: in una scala da 0 a 10, l’indicatore complessivo di finanza digitale si colloca a 4,4, con risultati migliori tra i 35 e i 64 anni, le persone con un livello di istruzione superiore, al Nord più che al Sud, gli uomini più delle donne.

Insomma, su password, dati personali, reti pubbliche wifi e gestione degli acquisti online il livello di competenze emerso dall’indagine è ampiamente insufficiente.

Inoltre, su una scala da 0 a 3 l'indicatore sulle conoscenze misura 1,2, con risultati migliori tra i più istruiti, nella fascia 35-64 anni e tra gli uomini. Circa il 70% ritiene che le cripto abbiano lo stesso corso legale del denaro e che per il 63% i contratti conclusi digitalmente non abbiano valore legale. Metà del campione non sa che la diffusione di dati personali in rete è funzionale alla personalizzazione di offerte commerciali.

 

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