Nozione di riciclaggio

Il sistema penale italiano trae il termine “riciclaggio” dal linguaggio economico, per il quale esso è quel particolare processo volto a riemettere nel circuito finanziario, attraverso le distinte fasi della pulitura vera e propria e dell’integrazione, i capitali provenienti dall’attività criminale, affinché, così “depurati”, producano un profitto.

Uno dei momenti essenziali della vita delle organizzazioni criminali è rappresentato dall’individuazione e dalla scelta delle modalità di investimento dei profitti che ottengono attraverso le loro attività delinquenziali. Una parte di questi è riutilizzata per autofinanziare attività illegali, mentre la restante parte viene investita, in via immediata e diretta, in varie attività economiche e finanziarie. Per realizzare tale fine le organizzazioni criminali utilizzano i normali canali economici nei quali riversano, previa “ripulitura”, i proventi dell’attività criminosa. Generalmente si verifica un passaggio intermedio, che consiste nell’occultamento della provenienza delittuosa di tali profitti illeciti, facendo perdere le tracce e le prove della loro origine, in modo tale che non sia più possibile risalire al reato e ai suoi autori. Il riciclaggio consiste proprio in questa operazione complessa di riconversione dei proventi illeciti e di successivo investimento in circuiti economici leciti.
Secondo la definizione ritenuta “classica”, ormai punto di riferimento degli studiosi di vari Paesi e contenuta in un Rapporto della Commissione Presidenziale Statunitense sulla Criminalità Organizzata presentato nel 1984 , il riciclaggio è il “processo attraverso cui qualcuno nasconde l’esistenza, la fonte illegale, o l’illegale utilizzo di redditi, e poi camuffa questi redditi per farli apparire legittimi”.

Da questa sintetica descrizione emerge la complessità del fenomeno: il riciclaggio non è riconducibile a una serie di comportamenti tassativamente prefissata, ma è un complesso di operazioni idoneo a camuffare la provenienza illecita di denaro, beni o utilità affinché possano essere impiegati in circuiti economici legittimi.
Si può fin d’ora anticipare che il riciclaggio normalmente si articola in più fasi successive: verso la fine degli anni ottanta prevaleva un modello di suddivisione in due fasi, prima “lavaggio” (money laundering) e poi “impiego” (recycling). Negli ultimi anni si tende a prediligere una ripartizione in tre fasi: “placement”, “layering” e “integration”.
La prima fase corrisponde al “piazzamento” o collocamento materiale dei proventi da reato, che generalmente sono contanti, attraverso una qualsiasi serie di operazioni (deposito, cambio, acquisto di beni ecc.) presso istituzioni o intermediari finanziari, direttamente nel mercato o all’estero.

Il “layering” (lett. stratificazione) è diretto a separare il capitale dalla sua provenienza illecita per mezzo di alcune operazioni di natura prevalentemente finanziaria. Interponendo un complesso strato di operazioni di “lavaggio” si tende a rendere il più possibile anonima la ricchezza, o a creare una copertura apparentemente legittima. I metodi di “layering” sono infiniti e si avvalgono sempre più delle operazioni telematiche, come i trasferimenti elettronici dei fondi con conseguente creazione di bonifici.

La terza fase spesso viene definita impropriamente di “impiego” delle ricchezze provenienti da reato; invece consiste, più esattamente, nel tentativo di integrare i capitali di origine criminosa con le ricchezze di provenienza lecita. Questa fase rappresenta, quindi, il risultato finale della procedura di riciclaggio: i proventi da reato, una volta ripuliti, vengono reimmessi nei circuiti finanziari ordinari. Tutto ciò si realizza attraverso una serie infinita di operazione sempre più sofisticate e mascherate. Di solito, quando sono coinvolti grossi patrimoni riciclati, essi devono passare attraverso società, imprese o intermediari rispettabili, che possano maneggiare somme importanti senza destare sospetti.

Questo modello a tre fasi è il più comune nella letteratura internazionale recente e il più utile per comprendere i punti rilevanti ai fini di uno studio giuridico del fenomeno. Esso ha sostituito quello bifasico, che oggi è ormai superato.
Volendo essere precisi il termine “riciclaggio” designa l’intera operazione, completa di tutte e tre le fasi; è, dunque, il complesso delle operazioni necessarie per attribuire un’origine fittiziamente lecita a beni di provenienza delittuosa.