Sporco denaro: meglio il bancomat per proteggersi da virus e batteri

Non solo mascherine e guanti. Non solo distanza fra una persona e l’altra. Non solo sanificazione di locali e trasporti pubblici.

Mai come in questo periodo di pandemia bisognerebbe davvero abbandonare banconote e monete e affidarsi al bancomat o alle carte di credito e di debito.

La stessa Ilaria Capua, virologa di fama internazionale, martedì sera a diMartedì sulla 7, ha detto che ricerche ad hoc sulla presenza del Covid 19 sulle banconote non ce ne sono ma che è indubbio che i soldi siano un ricettacolo di mille batteri e altrettanti virus.

Con quasi 150 miliardi di nuove banconote messe in circolazione ogni anno nel mondo,  gli scienziati si chiedono se il denaro che passa di mano in mano possa diventare davvero una fonte di contagio e diffondere eventuali epidemie. In teoria, sì.

Che il denaro sia sporco, quindi, è molto più di un sospetto.

Un gruppo di ricercatori della New York University ha voluto fare una prova: analizzare la presenza di microbi sulle banconote da un dollaro di Manhattan.

Lo studio fa parte del progetto “Dirty Money”, che sta cercando di ricostruire lo stato di salute dei newyorkesi dal DNA dei microbi sul denaro in circolazione.

I ricercatori sono riusciti così a identificare sulla cartamoneta una gran diversità di microbi, la maggior parte relativamente innocui per le persone, ma alcuni potenzialmente pericolosi.

Nel complesso hanno identificato oltre 3mila tipi di batteri, incluse alcune specie resistenti agli antibiotici. E solo per il 20 per cento circa del DNA batterico è risultato appartenere a specie conosciute.

Le specie più abbondanti identificate sui soldi sono i batteri che causano l’acne, seguiti dalla flora batterica normalmente presente sulla pelle.

Ma è stata riscontrata anche la presenza di specie di stafilococchi patogeni e di batteri associati all’ulcera gastrica, alla polmonite e alle intossicazioni alimentari.

Che i batteri vivano alla grande sulle banconote, non è affatto sorprendente. Philippe Etienne, direttore di Innovia Security Ptu Ltd., che produce carta per banconote per molti paesi, ha detto al Wall Street Journal  che “un portafogli a temperatura corporea è in pratica una piastra di coltura per microbi”.

Qualche anno fa, i ricercatori della Queen Mary University di Londra hanno trovato che il sei per cento delle banconote inglesi hanno livelli di escherichia coli paragonabili a quelle della seduta di un gabinetto.

Conta anche il materiale di cui sono fatte: pare che i microbi prosperino con più facilità sulle banconote fatte con fibre di cotone (i dollari ma anche gli euro) piuttosto che su quelle fatte con film di plastica polimerica introdotte in alcuni paesi.