La sfida di Cassa Padana: rispondere al cambiamento con il cambiamento

Cassa Padana si presenta all’appuntamento con l’assemblea di maggio con risultati eccellenti. Sia sotto il profilo commerciale, sia per quanto riguarda l’organizzazione.

Da un punto di vista commerciale, il 2018 è stato decisamente un anno di svolta che ha riportato la banca in attivo. La crescita dei volumi e dei servizi offerti è stata interessante e armonica su tutti i fronti. Si rispecchia nei dati che hanno visto un aumento degli impieghi dell’8,1% rispetto al 2017 con un incremento di 96 milioni di euro, la raccolta diretta è rimasta stabile mentre quella indiretta è cresciuta del 6,94% con un incremento di 47 milioni di euro.

Tale crescita si potuta verificare grazie all’ottimo servizio di consulenza finanziaria che viene proposto ai clienti . L’attenzione al territorio e alla clientela si è concretizzato con l’erogazione di 247 milioni di nuovi mutui.

Per quanto riguarda l’organizzazione, con l’avvio concreto del gruppo di Cassa Centrale lo scorso 1 gennaio, si è assistito al completamento della riforma del credito cooperativo avviata per legge il 6 aprile 2016. Cassa Padana si presenta nel gruppo trentino fra le prime classi di merito, condizione necessaria per mantenere la più ampia possibile autonomia dalla capogruppo.

“Quelli appena trascorsi sono stati anni impegnativi. Ma tutti noi, in sede, nelle filiali, nel territorio, con le aziende, le associazioni, le persone, ci siamo battuti come leoni. E ora portiamo a casa un bel risultato che ci consente di presentarci in assemblea forti e fieri del lavoro svolto e sicuri del futuro che ci attende” ci spiega Andrea Lusenti, direttore generale di Cassa Padana dal gennaio 2017.

Andrea Lusenti, direttore generale di Cassa Padana
Andrea Lusenti, direttore generale di Cassa Padana

Lusenti è un signore dai modi garbati, che non è mai sopra le righe, che ama ascoltare e pensare bene prima di parlare. Ma oggi è anche un uomo e un direttore fiero della sua banca. E non lo nasconde.

“Cassa Padana non solo è ritornata in utile – ci dice – ha lavorato e ottenuti grandi risultati anche nella qualità del credito. Sto dicendo che abbiamo dimezzato i crediti deteriorati. Quelli che non fanno bene a una banca. A nessuna banca. L’obiettivo generale era quello di portare questi crediti difficili e spesso non esigibili, nel 2021, al 10% rispetto alla massa complessiva del credito. Cassa Padana ci riuscirà già nei primi sei mesi del 2020”.

Crediti deteriorati ridotti e servizi bancari in ottima crescita. Il tutto in soli due anni.
“Esatto. Oggi la crescita commerciale della banca trova riscontro in tutti gli ambiti e servizi. Prendiamo l’estero. In questo settore la movimentazione delle transazioni della clientela sono cresciute del 33% rispetto al 2017. Poi ci sono le commissioni relative alle operazioni di leasing che hanno avuto un incremento del 31%. E i prestiti personali alla clientela – che vengono erogati tramite Prestipay, una società del gruppo Cassa Centrale – hanno visto una crescita degli importi finanziati che sono passati dai 9.031.438 milioni di euro agli 11.098.085 milioni del 31 dicembre 2018 con un incremento percentuale del 23%”.

Anche il comparto assicurativo è andato bene.
“Proprio così. Abbiamo visto una crescita dei premi percepiti del 32% rispetto all’anno precedente. Altro aspetto decisamente importante è stato lo sviluppo commerciale che la banca ha saputo realizzare nel comparto della monetica. Le carte di credito sono aumentate del 16% e lo spending è cresciuto del 36%. Stessa cosa per i Pos installati che sono il 18% in più mentre il relativo transato è aumentato del 26%.”.

Cosa significa per Cassa Padana essere parte, oggi, del Gruppo Cassa Centrale? Il timore per alcuni è che la riforma porti una minore autonomia rispetto al passato.
“Lo ripeto: il gruppo è partito ma per noi, con la forza che abbiamo oggi, non cambia nulla. Se manterremo sana la nostra banca, se sapremo gestirla correttamente, continueremo a lavorare così come abbiamo fatto fino a ora. Di questo dobbiamo esserne tutti sicuri e tranquilli”.

Ma di cambiamenti ce ne saranno per forza…
“Ovvio. Ma tutti positivi. Oggi noi facciamo parte di un gruppo che è l’ottavo a livello nazionale. Ciò ci permette e ci permetterà di affrontare questo mercato così difficile e competitivo con le spalle più larghe. Con prodotti e servizi adeguati, che già abbiamo ma che amplieremo e rafforzeremo nei prossimi mesi. Mi riferisco ai servizi di consulenza, alla gestione dei risparmi e dei patrimoni, al sostegno alle imprese a 360 gradi. Ognuna delle banche di credito cooperativo, da sola, non sarebbe stata in grado di sostenere questa competizione. Aggiungo un esempio: i prodotti digitali. Le banche saranno sempre più contraddistinte da questi prodotti che però richiedono investimenti importanti e che solo unendo le forze potremo sostenere”.

Il processo avviato dalla riforma si è concluso a livello legislativo. E nella realtà di tutti i giorni?
“Ci vorranno molti mesi, forse alcuni anni. Nel nostro gruppo trentino siamo partiti con poco più di 80 banche. Probabilmente vedremo altre fusioni, altre unioni e arriveremo, a processo concluso, a un’ottantina di istituzioni bancarie sul territorio. Un processo necessario per sopravvivere in questi tempi di economia difficile. Anche per noi cambierà qualcosa in questo senso. Nei prossimi mesi rivedremo insieme alla capogruppo il piano degli sportelli nel territorio. Alcuni chiuderanno. Ma molti altri apriranno. Lo stiamo già facendo: a Casaloldo, nel mantovano, ha appena un ufficio finanziario e a Berzo Inferiore, in Valle Camonica, è attiva  una nuova tesoreria. Poi c’è da sottolineare che a Verona, Mantova e Cremona, c’è solo Cassa Padana a rappresentare il gruppo Cassa Centrale. Davanti a noi abbiamo ancora un lavoro imponente da fare”.

Questa riorganizzazione non pregiudicherà la mutualità sul territorio, vero? L’essere banche differenti passa anche per questa strada.
No, la mutualità resterà sempre il nostro vessillo. Certo, cambierà, sarà ridefinita, si adeguerà al nuovo contesto, ma continuerà a esistere. Proprio per ridefinirne le linee, è stato costituito un gruppo di lavoro, al quale collaborano anche esperti di mercato del lavoro, imprese sociali e cooperative, sistemi di welfare. Perché oltre a banche di territorio, vogliamo essere e dovremo essere punti di riferimento per il terzo settore e tutto il mondo del volontariato. Lo so, non sono obiettivi semplici da raggiungere. Ci vorrà tempo. Ma ce la faremo. Ne sono assolutamente convinto: sapremo rispondere al cambiamento con un altro cambiamento”.