La buona battaglia: il saluto di Vittorio Biemmi, presidente uscente di Cassa Padana

di Vittorio Biemmi, presidente Cassa Padana

Non è affatto facile iniziare questo saluto, perché sono tante le emozioni e i sentimenti che si intrecciano fra di loro, unendosi poi alle preoccupazioni rispetto alla situazione che tutti stiamo vivendo, le prospettive per il futuro e le condizioni di fragilità in cui oggi si trovano le imprese, le istituzioni, la nostra gente.

Le fasi di cambiamento epocale, per essere superate positivamente, richiedono visioni nuove, capaci di interpretare il contesto in mutamento per dare risposte efficaci, energie nuove.  Servono quindi persone nuove.

Di strada ne abbiamo fatta molta insieme, dal 1973 quando diventai sindaco dell’allora Cassa Rurale di Leno. Nel 1975 realizzammo la fusione che costituì la Cra della bassa bresciana. Insieme facevamo un montante di 9 miliardi di lire, cioè 4,5 milioni di euro!

Eravamo piccoli, ma non facevamo un servizio “piccolo”, perché venire incontro ai bisogni delle persone, delle imprese artigiane e agricole per come la penso io non è mai un’attività marginale, ma è sempre un servizio grande reso alla comunità.

Negli anni siamo cresciuti, in dimensione, nell’organizzazione, nei prodotti offerti, nella capacità di dare risposte.

Non ci siamo mai tirati indietro di fronte ai problemi, che fossero delle imprese o più in generale del territorio, cercando soluzioni e vie originali, ma soprattutto prendendoci consapevolmente fino in fondo il peso delle responsabilità, anche in eccesso rispetto al normale esercizio di un’attività bancaria.

Molte volte ci siamo riusciti, altre volte meno, ma lo spirito che ci ha sempre mosso è stato la ricerca del bene comune e quella sana voglia di provarci, facendo prima di tutto la nostra parte, senza lamentarsi o aspettare che fossero gli altri a muoversi.

Erano anni in cui le condizioni erano favorevoli e lo abbiamo fatto con dedizione, passione, umiltà, costruendo relazioni con gli altri. 
Mai da soli! I veri risultati si ottengono sempre e solo lavorando insieme.

E’ stata un’opera collettiva e corale. Ringrazio i soci, le imprese, le istituzioni, le persone e, all’interno della Cassa, uno ad uno i consiglieri e i dipendenti.
Impossibile nominarli perché sono tantissimi.

Per tutti cito solo i consiglieri uscenti Angelo Chiesa, Antonio Masin, Oreste Ramponi, Ermelina Ravelli, Gianni Rodin e Spinelli Giuliano, che insieme a me non faranno più parte del prossimo consiglio di amministrazione.

E i “miei” due direttori, Luigi Pettinati, con cui per molti anni ho condiviso idee, passioni, progetti e tante responsabilità e Andrea Lusenti, che ci sta guidando, caricandosene il relativo peso, in questa fase delicata di transizione verso la piena operatività del gruppo bancario cooperativo Cassa Centrale Banca, fra l’altro in uno scenario di fondo molto difficile.

Intravedo per la banca il rischio di imboccare una traiettoria che ci porta inesorabilmente verso la standardizzazione e l’uniformizzazione rispetto al resto del sistema bancario, per ragioni che in sé hanno anche un loro fondamento, come il contesto di mercato, l’esigenza di economie di scala, il peso di una normativa opprimente che ci omologa, trattandoci al pari delle grandi banche e imponendoci lo stesso carico di adempimenti, l’evoluzione digitale e il diverso modo di intendere oggi l’intermediazione bancaria, con l’affacciarsi anche di nuovi competitors.

Dobbiamo avere la forza di sapere interpretare il nostro ruolo di banca locale di comunità con modalità nuove, mantenendo la vocazione di servizio all’economia dei territori, alle piccole e medie imprese e alle persone.
Si avvia un’altra stagione, molto impegnativa da ogni punto di vista, tutta ancora da costruire nei contenuti.

Per interpretarla servono persone diverse. Per questa ragione ho deciso di non ricandidarmi.

Ho dato tutto, fino in fondo, quello che potevo dare, facendo anche gli errori che sono propri di chi non si ferma alle parole, ma agisce prendendosi le relative responsabilità, sforzandomi di avere un approccio mite, sobrio, scevro dall’apparire e provando anche a non alzare mai i toni, per favorire l’unione e non lo scontro,.

Non è niente di particolare. E’ come si comporta mediamente la nostra gente.

Auguro ogni bene e fortuna al nuovo consiglio, al nuovo presidente, alla banca e a tutte le sue componenti, soci, dipendenti, clienti che la rendono nella sostanza differente dal resto del sistema bancario.
Nella vita ho avuto la fortuna di fare anche altre esperienze cooperative, oltre alla banca.

Nonostante i problemi, le miserie e talvolta le incoerenze di questo mondo, con i miei limiti posso dire di avere combattuto la buona battaglia e di avere conservato una fiducia assoluta nella cooperazione fra le persone, quella vera che ha radici profonde.