Educazione finanziaria: per i giovani italiani, la strada è ancora lunga

Sono arrivati nei giorni scorso i risultati dei test Pisa 2018 sulle competenze finanziarie dei giovani italiani.

Non ci sono belle notizie: per l’Italia punteggi sotto la media, tra le peggiori rispetto ai paesi europei, un profondo divario tra maschi e femmine rispetto ai coetanei delle altre nazioni.

I test Pisa (Programme for International Student Assessment) sono una serie di questionari standardizzati, rivolti ogni tre anni a campioni rappresentativi di studenti di 15 anni di diversi paesi,.

L’obiettivo è valutare il grado di conoscenze matematiche, scientifiche, di comprensione dei testi e, appunto, finanziarie acquisite nel corso degli studi.

Rispetto alle competenze finanziarie, l’Italia migliora rispetto al 2012 ma peggiora rispetto al 2015. In ogni caso ha un punteggio medio inferiore alla media Ocse.

Tra i paesi Ocse che hanno partecipato al test, solo il Cile ottiene un risultato inferiore all’Italia (451). E tra i paesi non Ocse, solo la Russia (495) fa meglio di noi.

Confrontando studenti di  istituti tecnici e licei, sono quelli che frequentano i secondi ad avere una conoscenza almeno un po’ superiore.

Le differenze di genere sono significative: i risultati dei ragazzi superano quelli delle ragazze. Perché?

Sono state fatte molte ipotesi. Dal maggior interesse verso il denaro da parte dei maschi rispetto alle femmine a una maggiore abitudine degli adolescenti a fare “lavoretti” pagati rispetto alle coetanee.

Le famiglie hanno un proprio ruolo. E comunque, secondo studi di Banca d’Italia,  confermano un livello di competenze finanziarie molto basso che varia a seconda del livello di istruzione, del tipo di occupazione e del capitale posseduto.

Il numero di iniziative di educazione finanziaria è in forte crescita dal 2012 ad oggi. E anche Cassa Padana fa la sua parte.

Eppure l’Italia è ancora agli ultimi posti in classifica, con forte penalizzazione delle ragazze e dei 15enni che vivono al Sud.

Secondo alcuni studi, scrive LaVoce.info, blog finanziario fondato dall’ex presidente dell’Inps Tito Boeri, “chi detiene denaro (e quindi potere) è ben contento di mantenere basso il livello di competenze finanziaria, per sfruttare il proprio vantaggio informativo”.

Che fare, quindi? Sempre secondo LaVoce è necessario “promuovere il coordinamento di programmi, iniziative e risorse, evitando sovrapposizioni confuse di interventi simili e chiarendo la distinzione tra “educazione” e “formazione”.

È necessario favorire l’implementazione di “buone pratiche” che sono state oggetto di monitoraggio e di valutazioni serie, meglio se con metodologia contro-fattuale.

Infine, serve identificare obiettivi prioritari – vale a dire quelli che sulla base delle indagini più rappresentative risultano i soggetti più deboli dal punto di vista delle competenze finanziarie – e definire i programmi sulla base delle caratteristiche della loro cultura finanziaria”.

Cassa Padana e l’educazione finanziaria

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